Una quota delle tasse ai Comuni. La nostra proposta.

Una quota delle tasse ai Comuni. La nostra proposta.

Finanza locale, Cna Unimpresa: «Una quota delle tasse nazionali resti ai comuni. Servono più risorse, non nuove imposte»

Dopo il confronto tra Freda e Conte, la proposta di Camarotto: «Riconoscere ai territori una parte delle entrate fiscali che contribuiscono a generare»

Una quota delle imposte nazionali attribuita stabilmente ai Comuni in relazione alla ricchezza prodotta nei rispettivi territori, senza aumentare la pressione fiscale su cittadini e imprese. E un sistema nazionale di solidarietà che garantisca risorse adeguate anche alle amministrazioni economicamente più deboli. È la proposta di CNA Unimpresa Treviso, che interviene nel confronto sulla finanza locale aperto dalle dichiarazioni del presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Raffaele Freda, e dalla risposta del presidente di ANCI Veneto e sindaco di Treviso, Mario Conte.

Per l’associazione artigiana, la questione riguarda direttamente il futuro della Marca trevigiana. Dalla disponibilità finanziaria dei Comuni dipendono infatti la manutenzione delle infrastrutture, la qualità dei servizi, la mobilità, le politiche abitative e gli investimenti pubblici. Condizioni che incidono sulla vita dei cittadini e sulla competitività delle migliaia di piccole imprese radicate nel territorio.

«Il problema non è soltanto quanti soldi arrivano ai Comuni, ma come vengono distribuite le risorse raccolte dallo Stato», afferma Stefano Camarotto, presidente di CNA Unimpresa Treviso. «Un territorio che produce ricchezza, crea occupazione e genera entrate fiscali deve poter contare su una quota stabile di quelle risorse per finanziare servizi e investimenti. Non proponiamo nuove tasse, né ulteriori prelievi sulle imprese. Chiediamo una riforma che permetta ai sindaci di programmare gli interventi senza dipendere continuamente da trasferimenti e finanziamenti straordinari».

La proposta di CNA prevede un meccanismo stabile di compartecipazione dei Comuni alle entrate tributarie nazionali, attraverso criteri trasparenti che tengano conto della capacità economica dei territori. Una parte del gettito erariale verrebbe così attribuita direttamente alle amministrazioni locali, assicurando maggiore certezza alle entrate e autonomia nelle scelte di spesa.

Un cambiamento che, secondo l’associazione, deve necessariamente accompagnarsi a un rafforzamento della solidarietà nazionale. CNA propone infatti di rivedere e potenziare gli attuali strumenti di perequazione, a partire dal Fondo di solidarietà comunale, prevedendo una quota obbligatoria delle risorse territoriali e un adeguato contributo dello Stato per sostenere i Comuni con minore capacità fiscale.

«Autonomia non significa lasciare soli i territori più deboli», precisa Camarotto. «È giusto riconoscere il contributo delle comunità economicamente più dinamiche, ma è altrettanto indispensabile garantire a tutti i cittadini servizi fondamentali di qualità, indipendentemente dal Comune in cui risiedono. Il sistema deve tenere insieme questi due principi. Nessuno deve essere penalizzato per il luogo in cui vive, così come non possiamo continuare a chiedere alle amministrazioni di garantire sempre più servizi senza offrire loro strumenti finanziari adeguati».

La proposta si inserisce nel quadro dell’articolo 119 della Costituzione, che riconosce l’autonomia finanziaria degli enti territoriali e prevede sia forme di compartecipazione al gettito erariale sia meccanismi perequativi. Per CNA, occorre dare maggiore concretezza a questi principi, rafforzando la capacità dei Comuni di finanziare le proprie funzioni e commisurando la distribuzione delle risorse ai fabbisogni effettivi delle comunità.

Il confronto potrebbe partire proprio dalla provincia di Treviso. CNA Unimpresa propone di aprire un tavolo provinciale con amministratori locali, rappresentanti delle forze politiche, associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali per analizzare le risorse oggi disponibili nei bilanci comunali, il contributo fiscale attribuibile ai diversi territori e gli effetti di un diverso sistema di finanziamento.

L’obiettivo è individuare proposte concrete da sottoporre anche ad ANCI, al Governo e al Parlamento, verificando come garantire maggiore autonomia finanziaria senza aumentare le imposte locali e senza compromettere la solidarietà tra Comuni.

«Il confronto tra Freda e Conte solleva una questione che merita di essere affrontata nel merito, andando oltre le appartenenze politiche», conclude Camarotto. «I sindaci, indipendentemente dal loro orientamento, devono avere le risorse per amministrare e rispondere dei risultati ottenuti. Treviso può essere un territorio da cui partire per costruire una proposta condivisa, coinvolgendo chi governa i Comuni e chi ogni giorno contribuisce alla loro economia. Le imprese hanno bisogno di amministrazioni capaci di investire, garantire servizi e programmare il futuro. È su questo che chiediamo di aprire una discussione concreta».

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